Archive for febbraio, 2008

Tanto per fare chiarezza

lunedì, febbraio 25th, 2008

Riporto una bellissima quanto profonda risposta che Padre Angelo Bellon, domenicano e docente di teologia morale, da sulle tesi esposte dal matematico Pierluigi Odifreddi nel suo libro Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici).

Quesito

Caro Padre Angelo,
ha letto il libro del matematico Piergiorgio Odifreddi, il quale ritiene che il cristianesimo e ancor di più il cattolicesimo, siano argomenti per decerebrati, che fanno solo comodo agli uomini di chiesa, ma non hanno nessun fondamento storico, soprattutto le interpretazioni e la dogmatica creata dalla chiesa nel corso della sua storia.
Mi piacerebbe un suo giudizio ma soprattutto una sua smentita di queste teorie che stanno prendendo piede nell’ambito culturale odierno.
grazie
Roberto R.


Risposta del sacerdote

Caro Roberto,
la risposta che do alle argomentazioni del matematico è duplice.

1. La prima: la matematica in maniera indiscussa è una scienza. Ma non è l’unica scienza, e cioè l’unico sapere degli uomini.
Già il vecchio Aristotele diceva che ci sono tre modi di conoscere la realtà.

a)Il primo è quello che la giudica dai suoi avvenimenti, dal come si svolgono, dal chi vi partecipa. Questo è il modo comune di conoscere al quale tutti si attengono quando si scambiano notizie, informazioni, quando vanno a vedere una partita, quando nei tribunali e nei processi si vuole conoscere chi è stato, che cosa ha fatto, per quali intenzioni ha agito, quali siano state le circostanze dell’azione.
In questo primo modo di sapere (o fare scienza) la matematica non c’entra per nulla.

b) Il secondo modo di fare scienza è quello della matematica e scienze affini. Si vuole conoscere la realtà sotto una particolare angolatura che è quella della quantità, del calcolo…

c) Vi è un terzo modo di porsi di fronte alla realtà, e si interroga sul perché delle cose: ad esempio perché viviamo, qual è il senso del dolore, qual è il senso della vita presente, perché sposarsi, perché lavorare, perché essere religiosi…
Questo terzo modo di sapere, con criteri rigorosi, appartiene alla cosiddetta metafisica.
Anche in questo terzo modo di sapere la matematica non c’entra nulla.

L’errore di fondo di Odifreddi è proprio questo: di assolutizzare il criterio della matematica, come se fosse l’unico modo di conoscere in maniera adeguata la realtà.
Come vedi, tutta la storia del pensiero, della filosofia, della morale va a farsi friggere. Così pure la teologia… tutta roba da decerebralizzati, e cioè da gente senza cervello.
L’errore di Odifreddi è così grave che lo si può paragonare al giudizio di un daltonico, che voglia descrivere i colori di un quadro. Come sai, il daltonico non percepisce tutti i colori, ma solo qualcuno. Il suo giudizio necessariamente sarà sfasato e nessuno andrebbe a consultarlo.
Odifreddi è come un cieco che dice: non esiste la luce, non ci sono i colori, perché non li vede.
Per questo Odifreddi non ha nessuna autorevolezza nell’ambito del pensiero. Sarà un bravo matematico, ma stia nella sua materia e non dica che non vi sono altri modi di conoscere il reale ad eccezione del suo.
I giornalisti televisivi gli hanno fatto propaganda. Ma io credo che lo invitino solo per avere davanti uno che faccia la parte dell’avvocato del diavolo.

2. La seconda riposta che darei a Odifreddi è questa.
Sant’Agostino, prima della conversione e sul momento della conversione non era certamente un uomo di Chiesa. Non aveva niente da difendere. Era semplicemente alla ricerca della verità. E la ricercava da pari suo. Dicono i suoi contemporanei che a Cartagine, quand’era studente, non era secondo a nessuno per intelligenza. Arrivato a Roma, appena ventenne, diedero a lui l’incarico di tessere un discorso all’imperatore. Non era dunque il primo stupido che passava per la strada. Dovranno passare ancora dieci anni prima della sua conversione e del suo Battesimo.
Era un decerebralizzato S. Agostino?
Sarebbe un’affermazione così grossolana che non si dovrebbe prendere neanche in considerazione.
E tutti gli artisti, i pittori, i musicisti cristiani erano e sono decerebralizzati?
E in Francia, quando accolgono all’Accademie Francaise le migliori intelligenze, e capita che vi accolgano anche dei pensatori cattolici, possiamo dire che in quel consesso di pensatori accolgono dei decerebralizzati?
Papa Woytjla, che indubbiamente è stato la più grande personalità dell’ultima parte del secolo ventesimo, che col suo impulso ha fatto crollare il comunismo e ha cambiato la storia del mondo, era un decerebralizzato?
Odifreddi non poteva cadere più in basso. Si squalifica da se stesso.
Bisognerebbe che questo matematico avesse il senso del limite e diventasse più umile, lui, che nel dare simili giudizi, mi pare così gnomo di fronte a veri giganti.

Ti ringrazio, caro Roberto, di avermi dato l’opportunità di puntualizzare questi concetti.
Ti assicuro il mio ricordo nella preghiera e ti benedico.
Padre Angelo

Poverino…

mercoledì, febbraio 13th, 2008
Mirella Casini «Quel marchio è la storia di mio figlio»

«Offesa da Silvio Berlusconi:
non si fida del mio Pier»

Lo sfogo della mamma: perché mai un invito a cena come con Bossi?

Pier Ferdinando Casini con mamma Mirella (Ansa)

ROMA — Parlare non vorrebbe: «Il mio consiglio a Pier? Ma io ho quattro figli mica uno solo, se dovessi mettermi a dare consigli a tutti, come farei, e poi magari non sarebbe nemmeno giusto…». Poi però si scioglie, la signora Mirella Vai Casini, perché il momento è «molto difficile», perché lei stessa è «davvero dispiaciuta di quello che sta accadendo», perché il solo fatto che suo figlio in questi giorni non la chiami con la solita affettuosa regolarità significa che «non vuol farmi sentire quanto sta male». E siccome per una mamma il male di un figlio è sentire lo stesso male mille volte, ecco che in un momento così scatta la voglia di difenderlo, questo figlio fatto e cresciuto ma comunque oggi in difficoltà. E viene la voglia di appellarsi a quel Silvio Berlusconi che sempre ripete quanto vanno ascoltate le mamme, e che «io ho sempre stimato, anzi gli voglio bene, e lui lo sa, ci siamo visti e sentiti più volte, mi ha anche invitato a casa sua in Sardegna "così sta con la mia mamma", è una grande persona, ed è chiaro che ha il suo caratterino ma pure Pier ce l’ha, e gliel’ho detto tante volte a mio figlio "non esagerare, cerca di andare d’accordo con Silvio, non fare il testardo", perché per me è sempre stata una gioia vederli assieme loro tre, lui, Berlusconi, Fini».

Ma stavolta, sospira la signora Casini, stavolta Berlusconi sbaglia a «chiedere a Pier una cosa troppo dura da accettare, perché per lui mettere da parte il simbolo significa dire addio a una storia di coerenza, onestà e anticomunismo: la sua storia da quand’era ragazzino, quella della sua famiglia, di suo padre che ha militato per tutta la vita nella Democrazia cristiana dopo essere stato un combattente della lotta partigiana, di un partito che sarà pure piccolo ma ha una sua dignità, è fatto di persone a cui devi rispondere, mica chiudi bottega e arrivederci». Certo, è vero, Fini ha rinunciato al simbolo di An e parlare di quell’alleato oggi così lontano è «meglio non farlo, guardi» ma in ogni caso «sono affari suoi, se la vedrà lui con i suoi elettori: oggi il tassista che mi riportava a casa si lamentava: "ma perché Fini l’ha fatto, io ho sempre votato An, e non lo capisco più"».

E tutto questo, continua la signora Casini «perché poi? Perché non si fidano di Pier? Ma io mi sento offesa da questi sospetti: se lo avesse voluto, quante volte mio figlio avrebbe potuto aiutare il centrosinistra, tenere in vita Prodi, lavorare a un altro governo? Non l’ha mai fatto, mai, perché non si sarebbe più potuto guardare allo specchio, non lo conoscono se pensano che possa tradire. E quando mai ha votato diversamente dal resto della Cdl? Perché tanta sfiducia proprio adesso che si erano tutti ritrovati, ed io ero così contenta, dicevo finalmente, è quello che vuole la nostra gente, meno male! E invece…».

E invece adesso la rottura è a un passo, se non è già consumata, e quasi non vorrebbe crederci la signora Casini: «Perché a Bossi deve essere concesso di andare col suo simbolo e a mio figlio no? Queste preferenze, anche quegli inviti a cena a lui sì e agli altri no, ma insomma, non dovrebbero essere tutti uguali? E perché che facevano la lista unica a Pier l’hanno comunicato a cose fatte, mentre stava in treno? Non si tratta così una persona che magari è polemica, litiga, ma con cui fai pace un minuto dopo, perché è un buono d’animo, è sempre stato buono lui». Diversamente, si dovrebbe fare: «Magari mi ascoltasse Berlusconi e chiamasse Pier, per farsi assieme un bel piatto di pastasciutta e parlare, chiarirsi, anche tutta una notte se serve. Potrebbero trovarlo ancora l’accordo ». Altrimenti, signora? «Altrimenti, io non so, penso a suo papà Tommaso, a cosa gli direbbe lui…». E lei che gli direbbe? «Io non credo che ce la farei a consigliargli di rinunciare alla sua storia. No, non ce la farei».

Paola Di Caro - Corriere della Sera
13 febbraio 2008

Aiuto!

domenica, febbraio 3rd, 2008

Il financial times: «Grazie alla scienza sembra più giovane»

E Silvio diventa il «grande sopravvissuto»

Berlusconi sulla stampa anglosassone: «Torna in un sistema che non dà scelte agli elettori»

Silvio Berlusconi (Emblema)

ROMA — Quasi sorpresa di dover tornare sui suoi passi, la stampa americana e britannica torna a dare risalto a Silvio Berlusconi. «È un uomo che fa notizia. Considerato che prima o poi in Italia ci saranno elezioni e concorrerà, occuparsene sarà inevitabile», osserva Ian Fisher, giornalista del New York Times che lavora a Roma da tre e anni e mezzo. Fisher ieri ha firmato, con la sua collega Elisabetta Povoledo, un articolo imperniato su questo interrogativo: «Con la caduta di Romano Prodi, gli italiani sono pronti per un’altra dose di Berlusconi?». Ripreso in prima pagina dall’Herald Tribune, il servizio è uscito mentre il corrispondente da Roma del britannico Financial Times, Guy Dinmore, sotto una vignetta con il Cavaliere ipotizzava quasi una risposta a quella domanda. Il titolo del suo articolo era: «Il grande sopravvissuto d’Italia». Sottotitolo: «Il colosso dei media ed ex primo ministro sfida i suoi necrologi politici». Nel testo, la constatazione che «la scienza moderna» ha portato Berlusconi, 71 anni, «a sembrare perfino più giovane e con più capelli rispetto al 2006, quando perse contro Romano Prodi per soli 24 mila voti».

Ce n’è da rallegrarsene relativamente, per il fondatore di Forza Italia. Perché se nelle prime puntate della sua storia governativa, nel 1994 e nel 2001, la stampa straniera si soffermava soprattutto sul conflitto di interessi tra le sue attività pubbliche e private, adesso l’attenzione si concentra sulla sua longevità politica, inquadrata nella cornice di un’Italia restia a rinnovare la propria classe politica. «Quasi 14 anni dopo il suo primo, breve mandato come primo ministro la macchina ben finanziata di Berlusconi mostra i segni del logorio. Ha un pacemaker impiantato dopo che è svenuto in pubblico nel 2006. I suoi capelli tinti e più forti, la chirurgia plastica, il suo trucco stranamente rossastro (…), tutto questo continua a rimanere parte della ricorrente risata nazionale sotto i baffi», ha sostenuto il New York Times. Titolo: «La lunga ombra di Berlusconi porta il gelo sulla politica italiana ». Per il quotidiano americano, ormai Berlusconi non è tanto una «promettente novità». È l’esser rimasto alla guida del centrodestra che lo rende nel sistema politico «la sola scelta quando cade un governo impopolare di centrosinistra come quello di Prodi». Prospettive? «Probabilmente affronterà il popolare sindaco di Roma Walter Veltroni, esperto di media e quasi 20 anni più giovane», ha aggiunto il Nyt. Riportando che Emilio Giannelli, il vignettista, sospira: «Siamo stati a disegnare Berlusconi per 18 anni, e ne siamo stanchi». Commento del quotidiano: «Molti italiani sanno che la questione principale non è tanto Berlusconi, ma lo stesso sistema elettorale italiano, un sistema che offre poche scelte agli elettori». Dice Fisher, a voce: «Abbiamo chiesto un’intervista Berlusconi da giorni. Finora nessuna risposta». Nel frattempo, Dinmore sul Financial Times ha messo in dubbio che i sondaggi sulla vittoria del Cavaliere siano «robusti» e ha fatto notare che gli alleati con i quali cercherà voti erano stati da lui giudicati «ectoplasmi », poi si sono riallineati sia Gianfranco Fini («era furioso per il modo in cui un canale tv di Berlusconi aveva trattato la sua partner più giovane») sia Pier Ferdinando Casini.

Maurizio Caprara - Corriere della Sera 03/02/08

Mi sembrava doveroso riportare la fonte:

Man in the News: Silvio Berlusconi

By Guy Dinmore

Cummings illustration

He has slipped down the rankings of the world’s richest, the courts are still in hot pursuit and political obituaries were written when he fainted on stage and slid slowly to the floor just over a year ago.

More recently, his successors-in-waiting were impatiently sharpening their knives after he dismissed them as “ectoplasm”.

So even Italians are marvelling at how Silvio Berlusconi, media tycoon and leader of the centre-right opposition, can seemingly be on course for a triumphant return to power at the head of the same old coalition.

Such is his longevity that should Mr Berlusconi prove the polls right and win a third term as prime minister – and, as yet, no date for elections is set – then in 2009 he would host his third Group of Eight summit, to be held on an island near his Sardinian villa, following Naples in 1994 and Genoa in 2001.

When critics and even allies say Italy needs a new generation at the top, friends point out that he is one month younger than 71-year-old John McCain, the US senator who might yet join him on that sunny isle.

Modern science has led to Mr Berlusconi looking even younger and having more hair than in 2006, when he lost by only 24,000 votes to Romano Prodi, whose centre-left government collapsed after defections last week.

“I am still one of the people who understands the people,” the billionaire businessman (ranked by Forbes as the world’s 51st richest) declared to a crowd of adoring and mostly young fans in Rome in mid-November when he launched his new party.

This is still his populist image: the maverick entrepreneur who successfully presented himself as the anti-politician against the broken old order in 1994; the anti-communist defender of freedoms; the self-made, football-loving family man, making constant visits to his ailing, 97-year-old mother Rosa in Milan.

But five years in power from 2001 to 2006 – the longest any post-war Italian prime minister has served at one stretch – eroded the popular fascination as incomes stagnated, his coalition bickered and Italian soldiers died in what was widely seen as a senseless war of vanity in Iraq. His clowning on the foreign stage did not help, either.

Much of parliament’s time was spent getting Mr Berlusconi and his cronies out of legal trouble. Only this week, a Milan court cleared him on charges related to the sale of a food conglomerate in the 1980s. The court said allegations of false accounting were no longer valid because a law passed by his government in 2002 redefined the offence. “If Berlusconi wins these elections, falsifying balance sheets will become a national sport,’’ commented Giovanni Russo Spena, a communist senator. Lawyers for Mr Berlusconi, who portrays his many court cases and investigations as leftwing vendettas, say he would have been acquitted anyway.

Buoyed by opinion polls giving his coalition a solid lead, Mr Berlusconi is understandably pressing for snap elections, or at least a central role in an interim government that would first change the voting system.

On closer reading, however, Mr Berlusconi’s own numbers do not look so robust. His Forza Italia party is just ahead of the new Democratic Party led by Walter Veltroni, the mayor of Rome who is in line to replace Mr Prodi at the centre-left helm.

Asked who they most trust to run Italy, an equal number of respondents (17 per cent) named Mr Berlusconi and Gianfranco Fini, his ally and leader of the post-fascist National Alliance. Mr Veltroni polled 16 per cent.

Mr Berlusconi’s strength has three pillars: the skills he honed in office that made him part of the system, his power as a $12bn media mogul controlling television and newspapers, and the weaknesses of Mr Prodi’s coalition. He can be shameless and calculating, say his friends, but also endearing and attentive. He loves to take risks.

Nino Randazzo, elected senator in 2006 for a vast constituency embracing even Antarctica, described to the FT how Mr Berlusconi offered him safe re-election and a job as a future deputy foreign minister should he vote against Mr Prodi in the November budget debate. “He told me the boat was sinking,” recalls Mr Randazzo, who declined the offer, saying he could swim.

Mr Berlusconi did not give up after his failure to carry out his repeated promises to bring down Mr Prodi over the budget. Instead, the master tactician diverted headlines from his setback by announcing the rebranding of Forza Italia as “People of Liberty”, challenging his allies to get in line and brazenly entering into talks with Mr Veltroni on electoral reform.

The results were astounding. Mr Fini, who was furious at the way Mr Berlusconi’s television channel had treated his younger partner, eventually fell into line, as did Pier Ferdinando Casini, another potential leader of the centre-right. “Berlusconi’s technique is to have lots of Dauphins. But it is all a pretence and none is likely to succeed him,” commented Piero Testoni, a member of parliament for Forza Italia.

On the government side, the overture to Mr Veltroni drove wedges through the centre-left coalition. Small parties that feared loss of power through electoral reform got ready to jump ship, and eventually brought Mr Prodi down in the senate vote of confidence on January 24.

Now, Mr Berlusconi’s camp is hinting at a future “grand alliance” with the Democratic party, an offer guaranteed once again to create internal rifts. Mr Berlusconi is also letting it be known that he would serve as prime minister for part of a term and then move on, perhaps to become president. Another feint? Unsure.

Tactics aside, it is Mr Berlusconi’s media empire that gives him enduring influence. Apart from his three Mediaset channels, the magnate still has considerable influence within Rai, the state broadcaster, as shown by recently leaked telephone intercepts in which he is heard asking an editor for favours.

One senior official preparing to pack his bags said the Prodi government had been steadily undermined in public opinion by the crafting of negative news flow. Reflecting the anger of many on the left, he asked how it was possible that in the years when Mr Berlusconi was out of power, successive centre-left governments failed to defang him by passing laws to address conflicts of interest between holding public office and owning the media. “Berlusconi is a threat to democracy,” he fumed.

More communist scare-mongering, counters Mr Berlusconi. Just bring on the elections and let the people decide.

The Financial Times Limited 2008