…to be “in man al pàlpio”… part two
domenica, marzo 30th, 2008La fine della Seconda Repubblica
Crisi italiana
Alitalia e pensioni: gli emblemi del fallimento del nostro sistema politico

Ove mai ce ne fosse stato bisogno, dopo la “fuga” dalle responsabilità intorno alla spazzatura, ora la pantomima di Alitalia, con aggiotaggio annesso, e la gara al rialzo sulle pensioni, confermano che chiunque le vinca le prossime elezioni non serviranno minimamente a porre rimedio alla “crisi italiana”.
La vicenda della decotta compagnia aerea è emblematica come nessun altra del fallimento del nostro sistema politico. Con Berlusconi nelle impacciate vesti di banchiere d’affari - ah, Cavaliere, cosa vuol dire non aver voluto frequentare Cuccia! - intento, dopo aver colpevolmente sprecato i cinque anni decisivi per la ristrutturazione di Alitalia (quelli della legislatura 2001-2006), a metter sù un’improbabile cordata patriottica, che nell’abortire prima ancora di essere nascere rischia di mettere in difficoltà anche AirOne, l’unico soggetto italiano che a buon titolo ha partecipato alla “gara” per il salvataggio di Alitalia.
E con Veltroni costretto a difendere la scelta suicida di Prodi che ha aperto le porte alla colonizzazione di Air France, anche perchè da Sindaco di Roma l’aveva condivisa nella logica campanilistica di Fiumicino contro Malpensa, ecco che Alitalia ha smesso di essere solo un problema di politica industriale per diventare il simbolo di quel mix di ignoranza, incapacità, superficialità e menefreghismo che ha contraddistinto la classe dirigente (si fa per dire) del Paese in questi 15 anni di Seconda Repubblica. Fare gran parte della campagna elettorale su questa faccenda, e per di più in questo modo becero, nonostante che tutti portino le stigmate della responsabilità del fallimento della compagnia (qui non si può sbagliare: funzioni istituzionali, ruoli politici e figura dell’azionista di maggioranza coincidono) la dice lunga su come all’indomani del voto si affronteranno - o non si affronteranno - i nodi strutturali del declino italico. Altro che spirito bipartisan per tagliare senza reticenze nodi gordiani come quello della crisi infinita di Alitalia, e più in generale del trasporto aereo, vittima del federalismo aeroportuale e della mancanza di compagnie serie (quasi tutti i privati sono falliti, spesso in malo modo).
Altro che politica condivisa per il turismo e per la logistica, due pietre miliari su cui costruire quel nuovo modello di sviluppo di cui o si parla per slogan o, più facilmente, neppure si evoca. Lo stesso dicasi per la questione pensioni. Sulla base del presupposto che vince le elezioni chi la spara più grossa, ecco che dopo il salario minimo, dall’uovo di Pasqua di Veltroni è arrivata la “sorpresa” di un incremento di 400 euro per le pensioni sotto i 25 mila euro l’anno, e di una cifra tra i 250 e i 100 euro per quelle tra i 25 e 55 mila. Costo totale: 2,5 miliardi. Cifra che sommata alla spesa stimata dal Sole24Ore per il resto del programma del Pd, porterebbe a circa 13 miliardi nel 2009 e a circa 29 miliardi nel 2012 il “costo” della campagna elettorale veltroniana. A stretto giro è ovviamente arrivata la risposta di Berlusconi. Accusando l’avversario di averlo copiato, il Cavaliere ha alzato la posta: innalzamento delle posizioni previdenziali minime e adeguamento al costo della vita di tutte le pensioni fino al livello di mille euro al mese.
Quanto costi questa riedizione della scala mobile (solo per pensionati) che seppellisce Bettino Craxi una seconda volta, non è dato sapere - Brunetta parla di 2 miliardi - ma sappiamo che si tratta di una forma di indicizzazione che rischia di innescare una pericolosa spirale prezzi-pensioni (che i pensionati pagherebbero attraverso la tassa occulta dell’inflazione), e la spesa sarebbe comunque aggiuntiva rispetto a quella già alta prevista dal programma berlusconiano (economisti vicini al centro-destra li hanno stimati in 8-10 miliardi l’anno nel quinquennio, contro i 72-87 di altri). In tutti i casi, quelle sulle pensioni sono promesse estemporanee - il tema non era neppure sfiorato nei programmi elettorali - che i due leader del “bipartitismo all’italiana” si potevano risparmiare, perchè alimentano l’idea che l’equità venga prima dello sviluppo (e a prescinderne) e che se anche non si hanno ipotesi di copertura di spesa credibili, agli italiani si può raccontare qualunque fregnaccia. Senza contare che così si rischia di rallentare, se non di deviare, il già lento cammino sulla strada dell’adeguamento al metodo contributivo e della separazione tra previdenza e assistenza. Sia chiaro, nel sistema pensionistico squilibri da sanare ce ne sono, ma occorre farlo ripensando l’intero impianto della spesa previdenziale, non con interventi “mordi e fuggi” dal chiaro intento propagandistico.
Insomma, per essere credibili come levatrici della Terza Repubblica e non soltanto come becchini della Seconda, Pd e Pdl avrebbero dovuto dire agli italiani: negli altri paesi europei l’età pensionabile è ormai come minimo a 65 anni, se anche noi la adottassimo subito potremmo spendere una parte consistente di quel si risparmierebbe per adeguare le pensioni in essere. Ma questo presupporrebbe un ben diverso approccio rispetto a quello da fiera di paese fin qui seguito. E d’altra parte, se Veltroni e Berlusconi non hanno sentito il bisogno di scendere in una strada di Napoli piena di spazzatura per prendere un solenne e solidale impegno nella soluzione di quel drammatico problema, perché avrebbe dovuto esitare nel fare demagogia su Alitalia e sulle pensioni?
Enrico Cisnetto, 28/03/08 - www.terzarepubblica.it
Si stava meglio due anni fa, ma anche sette anni fa
Gli slogans si ripetono, il declino resta
Fino a quando la propaganda nasconderà i problemi reali?

Si stava meglio due anni fa, prima del Governo Prodi? O si sta peggio ora? E” lo slogan di rimbalzo del centro-destra per sintetizzare il malessere comune che sembra favorire questa volta, a sentire i sondaggi, la mini-coalizione di Silvio Berlusconi. I messaggi mediatici si accavallano e si neutralizzano a vicenda, ma questo dello “stare peggio” è lo stesso slogan usato dal centro sinistra di Prodi due anni fa per sconfiggere, per un pelo, la maxi coalizione del centro destra dopo ben cinque anni ininterrotti di governo Berlusconi. Certo che si stava meglio prima, si stava meglio due anni fa e si stava meglio cinque anni prima. Meno precari, meno “tesoretti” trovati per strada, più consumi, più energia, prezzi e mutui meno alti, più sicurezza e meno immigrazione clandestina.
Prima gli stipendi medi consentivano a stento di arrivare alla quarta settimana del mese, ora a mala pena alla terza. Del resto il declino italiano è in atto, per chi vuol vedere, da quasi un decennio, è testimoniato dall”indice del nostro prodotto lordo interno inferiore nel periodo rispetto a quello medio europeo ( per non parlare della Cina, dell”India, degli stessi USA) e dal parallelo declino della sua classe politica, sempre la stessa, aggrovigliata attorno al falso problema del Berlusconi sì e del Berlusconi no. Come se tutto quello che avviene attorno all”Italia, in Europa e nel mondo, non abbia mai alcuna rilevanza.
Non basta adesso un libro di Tremonti a farci scoprire che l”Italia, come e più degli altri Paesi europei, è entrata in un”epoca difficile senza prenderne atto e con ritardi di partenza che si sono via via accresciuti in questi ultimi anni. Quella di Tremonti appare a questo punto, più che una denuncia, una testimonianza a passata memoria di ciò che anche il governo Berlusconi, di cui faceva parte, non ha saputo o voluto fare soprattutto nel cruciale passaggio dalla lira all”euro.
Si poteva fare di più e di diverso in questi anni e perchè non è stato fatto? A sentire Berlusconi la responsabilità è stata dei suoi riottosi alleati che gli hanno impedito di portare a termine il suo lucido piano di ripresa e sviluppo, di tagliare le tasse come lui voleva, di completare le grandi infrastrutture, di privatizzare i servizi pubblici locali, di diminuire la spesa pubblica. Tutta colpa dell”UDC di Ferdinando Casini, dei suoi intralci e delle continue richieste di “verifiche” di governo. Colpa dell”UDC anche quella di aver voluto reintrodurre nella legge elettorale un sistema falsamente proporzionale. Ma chi ci crede? Pensa veramente Berlusconi di avere ora le mani libere senza condizionamenti che provengano dall”ex (?) AN o dalle Leghe del Nord e del Sud?
Sull”altro fronte della sinistra al governo si è registrato un enorme deficit culturale che ha portato all”immobilismo, all”impotenza, alla non scelta. Ora Veltroni vorrebbe fare all”improvviso ciò che la coalizione di Prodi non ha fatto in due anni. Anche in questo caso tutta colpa dell”estrema sinistra e degli ambientalisti e non invece di quello che è diventato il nucleo centrale del Partito Democratico, nascosto dietro Veltroni, che ha dovuto inventarsi una tradizione riformista mai avuta nel passato?
Adesso nella foga degli ultimi appuntamenti della campagna elettorale ogni argomento è buono per assestare un colpo all”avversario, dalla vicenda Alitalia alla mozzarella alla diossina. Ma è proprio la vicenda Alitalia, non ancora risolta, a fare da ponte alla comune insipienza politica che ha contraddistinto destra e sinistra nell”ultimo decennio.
Mentre l”indiana Tata Motor si compra la Jaguar e Land Rover dalla Ford noi ci balocchiamo nelle cordate dell”ultima ora perchè Alitalia resti italiana senza per questo calcolare costi e prospettive di sviluppo. Dove sono andate a finire le aspirazioni a creare mega società di stampo europeo in grado di reggere le sfide della globalizzazione?
Non saranno certo le radici giudaico-cristiane dell”Occidente a preservare l”Europa e l”Italia dalla competizione sempre più agguerrita dei Paesi asiatici. (Frecciatina infelice, che non condivido e lascio solo per dovere di cronaca)
Quello che è mancato e manca ancora è un progetto-paese che ci renda possibile stare sui mercati senza perdere le leve fondamentali nei settori più sensibili e più esposti alla concorrenza internazionale, dalle telecomunicazioni, all”energia, al trasporto aereo, al turismo. La globalizzazione ci trova impreparati anche per questo.
Non sono solo gli italiani a stare peggio di prima, è il Paese che è fermo. Berlusconi si è già assunto l’”ingrato” compito di rialzarlo. Se non lo fa lui lo farà Walter Veltroni. Vedremo cosa succederà quando si passerà dagli slogans da propaganda elettorale ai fatti e alle scelte.
Elio Di Caprio, 28/03/08 - www.terzarepubblica.it
Roma, 27 marzo 2008 - The Coca-Cola Company e illycaffè SpA lanciano sul mercato tre nuovi prodotti a base di caffè pronti da bere. Ilko Coffee International, questo il nome della joint venture, li proporrà ai consumatori a partire da aprile.